LETTERE DAL CARCERE
George Jackson
arteideologia raccolta supplementi
nomade n.1 dicembre 2007
LETTI E RILETTI
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_Mantenersi in forma
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San Quentin, 1 febbraio 1967

Cara mamma,
la situazione è normale, qui, il solito tumulto.
Spero che tu stia bene.
S
pero che tu faccia abbastanza moto, sia pure senza stancarti, ogni giorno per sudare un po' e che non ti nutra con cibi controindicati... carne di maiale, zucchero, pane bianco, eccetera. Io sto molto attento sotto questo aspetto e godo di una salute quasi perfetta e posseggo grandi riserve di energia e di forza, nonostante le circostanze in cui mi trovo.
Ma faccio molta ginnastica faticosa, forse per due ore al giorno, tutti i giorni.
Trovandomi in segregazione cellulare, come adesso, dove non mi è possibile disporre di alcuna attrezzatura, mi arrangio diversamente. Prendo pile ordinate di libri e di riviste legate insieme, e mi alleno con esse. Immagino che per te andrebbero bene flessioni sulle ginocchia, flessioni sul busto fino a toccarti le punte dei piedi, ed anche flessioni sulle braccia.
Dovresti ripetere per cinque volte dieci di ognuno di questi movimenti. Incominciare, ad esempio, facendo dieci flessioni sulle braccia, riposare per uno o due minuti, farne altre dieci, riposare qualche minuto, e così via, fino ad essere arrivata a cinque serie, e poi passare all'esercizio successivo. In questo modo resterai giovane e forte. La resistenza alle malattie rimane alta, o aumenta.
Sai, quando mi hanno rinchiuso questa volta, tutti i miei oggetti personali sono scomparsi. Dovrò sostituire ogni cosa... due scacchiere mie personali, oggetti da toilette, le canottiere nere. Ne avevo quattro, ma mi è rimasta soltanto quella che ho addosso. Persino i bicchieri di plastica che mi servivano per bere in cella sono scomparsi insieme a tutto il resto. Non so bene dove sia finita la macchina da scrivere, non riesco a ottenere nessuna informazione al riguardo. So che non l'ho qui; se si trovi al sicuro in qualche altro posto, non saprei.
E poi, inoltre, parecchi di noi neri siamo stati rinchiusi contemporaneamente per la stessa ragione. Gli altri si recano ogni giorno per due ore nel piccolo cortile del centro di adattamento; io sono costretto a restare nella mia cella, senz'aria pura, senza sole, per ventiquattr'ore al giorno qui dentro. La cosa non mi infastidisce, però.
Mi sono esercitato a non lasciarmi disorganizzare da alcun provvedimento che possano prendere contro di me.
Faccio ginnastica qui e continuo i miei studi.
Questo riempie benissimo la giornata. Siccome so di essere l'uomo originale, e so che presto erediterò questa terra, mi accontento di prepararmi, semplicemente, e di aspettare, niente può più fermarmi, ormai! Ma a volte non posso fare a meno di domandarmi come siano diventati quello che sono.
Conosco, al di là di ogni dubbio, la portata della perfidia che si annida nei loro cuori; vedo la folle passione, inerente al loro carattere, di dominare tutti coloro con i quali entrano in contatto. Quale psicosi aggressiva costringe un uomo a volere il suo dessert e anche il mio, a voler banchettare ad ogni mensa, a voler proiettare la propria ombra su ogni paese?
Io non so che cosa siano; certuni li chiamano demoni (coloro che fanno il male). Non so se questa sia una definizione adeguata. C'è qualcosa di molto più profondo.
Dalle impronte dei loro piedi vedo che sono discendenti del Pithecanthropus erectus, come noi, ma qui finisce la somiglianza.
Mi rifiuto di paragonarmi a un uomo che, per ogni verità, dice novantanove menzogne; con un vampiro che non può restare in piedi al sole e fare una giornata di lavoro; e con un essere che prospera sul sangue, il sudore e le lacrime di chiunque cada in suo potere.
Ma il giorno della condanna sta spuntando; in questo che sarà il più spaventoso tra tutti i giorni, tutti gli squilibri e tutte le contraddizioni dovranno risolversi, e saranno alcuni di noi a rimanere per ricostruire questo mondo e per popolare questi paesi con uomini civili.
George

***

San Quentin, 14 aprile 1969

Caro Jon,
la cultura nera è un argomento monumentale che copre innumerevoli anni. Il primo uomo, e per conseguenza la prima cultura furono neri. Non puoi aspettarti che tratti in modo completo un argomento così vasto con novemila parole. Scriverò comunque un saggio che comincerà dall’inizio e accennerò a tutto ciò che è importante, con un breve riassunto della subcultura nera negli Stati Uniti di oggi.
Puoi costruirti una panca con poco.
Compra o trova o prendi a qualcuno un asse di quindici centimetri  per quaranta, piuttosto spesso e massiccio, diciamo almeno cinque centimetri. Inchiodaci sopra qualche vecchia coperta proveniente dai residuati militari, ed e fatta. Poi non dovrai fare altro che appoggiare il tuo asse su tre cavalletti di legno, o su vecchie casse di latte compensato, o su qualsiasi cassa di legno robusta e rinforzata, oppure appoggiarlo su due sedie. Non inchiodarlo, però, perché in questo modo potrai utilizzarlo come piano inclinato appoggiandolo al muro, oppure appoggiandone una estremità al terreno e l’altra sulla cassa o sulla sedia.
Ora mi metterò al lavoro su quell’altra cosa.
Perché Georgia ti ha tolto i libri? Sembra una cosa molto brutta da parte sua. Non diceva sul serio, presumo, tutte cose che ha detto l’ultima volta che è venuta qui.
George

San Quentin (California USA), 1967-69

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